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Martedì 14 Giugno 2016 16:12

Cardillo, “Una pietra dall’aria”: giallo sociologicoU

Una pietra dall'aria di Licia Cardillo Di Prima

Recensione di Antonino Cangemi

 

Il ritorno nell’Isola è uno dei topos più ricorrenti tra gli scrittori siciliani: per limitarci a pochi esempi, si pensi ai classici “Conversazione in Sicilia” di Vittorini e “Don Giovanni in Sicilia” di Brancati.

Il tema è al centro anche del romanzo di Licia Cardillo Di Prima “Una pietra dall’aria”, edito da Dario Flaccovio, che verrà presentato domenica prossima all’Orto Botanico di Palermo (ore 17, Sala Lanza, interviene Aldo Gerbino) nel corso della settima edizione di “Una Marina di libri”.
Gino Roveri, protagonista principale del romanzo, dopo dieci anni di vita “continentale” torna nella sua terra per la morte di Renzino Puglisi, suo inseparabile amico d’infanzia. Renzino Puglisi è stato ucciso in circostanze misteriose e attorno alla sua scomparsa regna una pesante coltre di silenzi e di omertà. Il paese nativo appare a Gino Roveri nel disfacimento della sua bellezza, complici la dittatura del cemento armato e gli intrighi affaristici nemici dell’estetica. Mentre gli anziani –salve rare eccezioni- si trascinano nella rassegnazione dettata dalla regola del “quieto vivere”, le nuove generazioni appaiono prive di valori e come stordite da un edonismo abbagliante.

In un simile contesto, in cui l’ombra della mafia ammorba il paesaggio e incute timore, fare luce sull’omicidio di Renzino Puglisi è per Gino Roveri piuttosto complicato. Una serie di circostanze legate alla gestione della cava della Tardara (nome che richiama ammalianti leggende) e altri due omicidi, però, si riveleranno determinanti per sciogliere alcuni enigmi.
“Una pietra dall’aria” è un giallo sociologico. Al centro del romanzo vi è un omicidio, cui se ne intrecciano altri, ma vi è soprattutto la Sicilia; una Sicilia provinciale aggrovigliata in retaggi vecchi, immobilismi, conformismi, fobie sociali. Il nuovo che avanza, nella Sicilia di Licia Cardillo Di Prima, non promette nulla di buono: nella continuità con un potere esercitato con cecità e arroganza, minaccia di annientare le magie di una terra ricca di fascino naturale, di miti, di architetture che esaltano antiche tradizioni. E, tuttavia, come in qualche modo lascia intravedere l’epilogo della storia, in questa Sicilia vi è ancora uno spiraglio, un barlume di speranza.

Il romanzo di Licia Cardillo Di Prima ha più di un punto in comune con la narrativa di Sciascia: la sobria eleganza della scrittura che fa perno sulla forza dei dialoghi, il ritmo incalzante della trama che rimanda alla tecnica narrativa cinematografica (come già osservato da Ada Guglielmino), il “giallo” come chiave per penetrare nell’anima dei siciliani. La differenza con Sciascia, però, è evidente nel finale: risolutore in Licia Cardillo Di Prima, seppure non consolatorio tale da sedare le ferite aperte dalle intrigate vicende, generatore di altre inquietudini e di altri dubbi nei “polizieschi” dello scrittore di Racalmuto.

Ultimo aggiornamento Martedì 28 Giugno 2016 21:51