Flavio Mitridate - I tre volti del cabbalista

FLAVIO MITRIDATE, I tre volti del cabbalista

di Licia Cardillo Di Prima- Angela Scandaliato,

Palermo, Dario Flaccovio Editore, 2014,pagg. 204,€ 12,00

di Pina D’Alatri

Una scrittrice di comprovato talento (Licia Cardillo Di Prima) e una storica di chiara fama (Angela Scandaliato) si muovono, in questo loro scritto che si potrebbe  definire una biografia, un saggio storico ma anche un romanzo di formazione, alla ricerca di un personaggio enigmatico: l’“Homo trilinguis” dalle tre identità sovrapposte ma inscindibili. La vicenda si svolge nel Quattrocento, secolo della magia e dell’astrologia e ha inizio a Caltabellotta (il cui nome ebraico, ricco di suggestioni bibliche è Giv’at-Lot)  nella quale scuole di copisti e di traduttori erano molto diffuse, fin dalla dominazione araba. Semu ‘el Bulfarag  ivi nasce, nel 1445, da genitori ebrei( Nissim Abu’el Farag o Bulfarachio, studioso di notevole spessore ,dedito a studi matematici, astrologici e cabbalistici ed Ester o Stella). Il bimbo cresce e si alimenta della cultura del padre, raggiungendo, ben presto, un elevato grado di sapere. Chiuso in un mondo di silenzio, prima comincia a scrivere correttamente e poi, all’età di dodici anni, all’improvviso parlerà in modo corretto e fluente, meravigliando tutti. Già compaiono i segni del genio che si tradurranno in scelte di vita avventurose, tortuose e fuori dalla norma. Trae dai libri il possesso della conoscenza, come dono supremo; un’ambizione sfrenata lo porta a percorrere sentieri tenebrosi, a voler sondare il mistero della creazione, a voler assorbire l’entità divina. La sua umanità s’inebria. Egli sa leggere ciò che è arcano, conosce le segrete leggi che tengono uniti gli elementi, ricerca il percorso della vita negli astri. Interpreta il futuro, attraverso l’incrocio delle lettere e dei numeri. Conosce la Geomanzia, l’arte di profetizzare usando la sabbia, la terra oppure un semplice foglio di carta. I suoi istinti lo conducono per un itinerario scosceso, fatto di tenebre e di luce. Ama intensamente e l’amore si trasforma spesso in violenza e sadismo. Le sue prime esperienze omosessuali sono quasi parche. Non sarà così dopo, quando cambiata identità aspirerà a ben più violente emozioni. Tra il 1466/67, Samuel si converte al cristianesimo e prende il nome di Guglielmo Moncada come il suo padrino di battesimo, il conte di Adernò. La conversione è probabilmente mossa dalla volontà di emergere con il sostegno del più potente organismo religioso dell’epoca: La Chiesa Romana. È una turbinosa ascesa: Cardinali, Papi, Principi, tutti gli aprono le porte. Il converso conosce terra e cielo, nulla gli è ignoto, ha le chiavi per aprire i portoni d’accesso dei tre templi del sapere e della conoscenza: l’ebraismo, la cultura greca classica e  quella latina. Chi può frenare l’ambizione di un uomo che, dall’isola lontana, ha raggiunto il cuore dell’Urbe? Sodomita lui stesso, della sodomia ecclesiastica si fa banditore e fustigatore. Di tale devianza pagherà il fio o sconterà la colpa di averne denunciato la diffusione in ambito clericale? Sarà costretto a fuggire da Roma: nel suo letto viene trovato un adolescente dal ventre squarciato. Non sa spiegarsi il fattaccio, perché non ricorda nulla o non vuole ricordare. È il 1485, l’università di Colonia accoglie un nuovo docente: Flavio Mitridate, Magister Sapiens. Il terzo volto, il sapiente socratico che sa di religioni. Viene accolto da una folla osannante, quasi un santo ma Roma non è lontana, la vendetta è pronta. “Non sapiens sum, sed sapientiae amator” dirà, dal fondo dell’aula più voci gli risponderanno ”iuvenum amator”. E’ la fine. Di nuovo in Italia: lo accoglie Pico della Mirandola, interessato ai misteri della cabbala. Il fascino conturbante di Pico e la volontà di ritornare in auge lo legano al Castello di Fratta, ma anche da qui la sua irrequietezza e la gelosia dell’amore non corrisposto lo fanno fuggire. Successiva tappa  Viterbo: palazzo Farnese dove la sua scienza è posta al servizio della frode del domenicano Annio. Mitridate, come Pico e altri intellettuali dell’epoca di Lorenzo il Magnifico, quando sembrano raggiungere l’apoteosi del libero arbitrio, allora registrano la sconfitta del sogno del riscatto dell’umanità. L’uomo non deve servirsi della conoscenza, per andare oltre i limiti ma, per vivere consapevolmente l’armonia del creato. A questo punto la  "istorica” verità ha fine, ma supplisce la” vis” creativa di Licia Cardillo con una conclusione che riconduce il triplice all’uno.

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