Canti di settembre di Salvatore Di Marco (Autori Riuniti - nov.2001 - € 3,61). PDF Stampa E-mail
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Martedì 03 Aprile 2012 13:17

 

recensione di Licia Cardillo Di Prima

Poesie scritte di getto e  pubblicate “senza decantazione” (così dice  il poeta nella premessa), ma che decantate appaiono al lettore, macerate dal pensiero e purificate dalla parola.

Settembre, mese in cui l’estate matura e si disfa, per cedere il posto all’inverno, diventa, metaforicamente, il punto estremo, la zona di confine, il crinale tra due stagioni. Il poeta, esule in una terra che non è più sua, sta a spiare la vita che se ne va, si vede vivere e non si riconosce. Trascinandosi su “vecchie strade della memoria cerca di recuperare “bellezze perdute, sapori di frutti mangiati, odori di un palmeto al vento” per coglierne i riflessi sull’anima ed affrontare l’abisso che si apre davanti.

Ha tanta voglia “di spegnere il mondo, disperderne i colori e dimenticarne gli aromi”, ma  la vita esige di vivere.

Una profonda malinconia cola su pensieri e sentimenti, intride immagini e paesaggi, crea atmosfere nebbiose, fluide come l’umore nel mese di settembre, instabili come i luoghi di transito.

La lettura di “Canti di Settembre” riporta alla memoria “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa. Vi si coglie la pena di vivere, la stanchezza di avere vissuto, la vacuità dell’ anima, il senso del vuoto.

Settembre, per il poeta,  è il tempo della pena, il tempo di Dio. E Dio è fatica, come è fatica la storia e il tempo. Come è fatica la morte.

Rapportarsi con la morte,  tema centrale delle poesie di Salvatore Di Marco, è misurarsi con lo spazio, con il tempo e con l’eternità. E’ prendere consapevolezza di essere “figli della morte” e imparare a morire giorno dopo giorno, perché, come diceva Rilke,  in questo consiste tutto il vivere.

Poesia di dissolvenze per quell’indugiare sui chiaro - scuri, sulla mobilità di gesti, suoni e umori, sull’orlo di abissi, su linee d’ombra.

Il poeta, “reciso alla parola profonda”, alla parola si affida per dire l’indicibile. Una parola essenziale, disincarnata, capace di muoversi in sentieri proibiti e cogliere lo sgomento dell’attesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 17 Luglio 2015 07:33