George Sand e Navarro PDF Stampa E-mail

George Sand Aurore Amantine Dupin, più nota con lo pseudonimo di George Sand, è presente nel Salotto letterario dell'Ottocento,- il piccolo Museo delle Cere di Palazzo Panitteri a Sambuca di Sicilia,- in una riproduzione che, in fatto di bellezza, non le rende giustizia, lontana com'è dal ritratto che di lei fece il pittore Charpentier e che incantava il suo amante, l'incisore Alexandre Manceau. Per di più, la Sand che,  è risaputo, amava indossare pantaloni, qui indossa un abito impreziosito da trine.

La sua scelta di vestirsi da uomo era dovuta a motivi di natura economica. Scriveva infatti Balzac: «On ne peut pas être femme à Paris à moins d'avoir vingt cinq mille franc de rente"[1] «E ce paradoxe» d'élégance, aggiunge la scrittrice francese - che aveva solo una rendita di tremila franchi - «devenait une vérité pour la femme qui voulait être artiste».[2] Nel momento in cui si trasferì a Parigi e le risorse finanziarie non le consentivano di vestirsi alla moda come le altre signore, decise di farsi confezionare una redingote e dei pantaloni e di portare un cappello. Questo travestimento, oltre a divertirla per gli equivoci che suscitava, le consentiva di muoversi liberamente, andare a teatro, frequentare i locali destinati agli uomini, senza farsi riconoscere e, nello stesso tempo risparmiare.

Nel Salotto sambucese è seduta al pianoforte. La scrittrice amava la musica e i geni che potessero fare parlare «à un seul instrument la langue de l'infini»[3]. Nel salotto della contessa Marie d'Agoult, - presso la quale abitò per qualche tempo, - dove si faceva «d'ammirable musique» [4] e si poteva anche conversare  con artisti e letterati - Pierre Leroux, Lammenais, Henri Heine - conobbe Chopin che considerò il più grande musicista di tutti i tempi, perché secondo lei, dotato di una individualità squisita superiore a quella di Bach, ancora più potente di quella di Beethoven, ancora più drammatica di quella di Weber. «Il est tout les trois ensemble et il est encore lui même, c'est à dire, plus délié dans le goût, plus austère dans le grand, plus déchirant dans la douleur. Mozart seul lui est supérieur, parce que Mozart, a en plus la calme de la sainté, par consequence, la plénitude de la vie». [5]

Nel Salotto sambucese, che certo non ha le pretese dei salotti parigini, dove s'incontravano le migliori intelligenze del tempo, - ricordiamo tra gli altri quello di Madame Marliani a Square Orleans dove si riunivano Louis Blanc, Godefroy Cavaignac, Henry Martin et Pauline Garcia, figlia di un artista geniale, Quinet,  il generale Pepe [6] - la Sand è in compagnia di cinque uomini: Francesco Crispi, i garibaldini Oreste Baratieri e Vincenzo Giordano Orsini, Vincenzo Navarro ed Emanuele Navarro, l'unico che abbia conosciuto e frequentato a Parigi e che di lei, nelle Macchiette parigine, disegnò un efficace ritratto che coglie, in poche pagine, la complessità del personaggio.

Scrive Navarro: «Le sue riunioni divennero presto di moda, benché ella non sapesse animarle con un po' di spirito. Davanti a qualcuno ch'ella vedeva per la prima volta, la sua attitudine era impacciata e fredda. Nell'intimità, la sua parola si vestiva di una luce calma che rischiarava nettamente le cose, ma che però non faceva sorgere nessun miraggio abbagliante innanzi agli occhi. Piuttosto che parlare, ella preferiva il silenzio ed ascoltare, fumando il sigaretto". [7]

Navarro ha colto un tratto del carattere di George Sand. La scrittrice francese nella sua autobiografia,   accenna alle «deux faces» del suo carattere che oscillava continuamente «comme à Nohant de huit à douze ans, tout comme au couvent de treize à seize ans... de solitude recueillie et d'étourdissement complet, dans des conditions d'innocence primitive... A cinquante ans, je suis exatactement ce que j'étais alors. J'aime la rêvèrie, la méditation et le travail; mais au de là d'une certain mesure, la tristesse arrive, parce que la réflexion tourne au noir». [8]

La verità è che George Sand non riusciva ad ascoltare a lungo una conversazione senza provare una gran fatica. Se si trattava di qualcosa di serio le faceva l'effetto di una seduta politica o di una conferenza d'affari, se si trattava di qualcosa di «mechant», non era divertente per lei. Non aveva, inoltre, lo spirito possente di trattare più materie «graves» successivamente. «Personne n'est fort en paroles plus d'une heure par jour... Parler politique occupe les hommes, parler toilette dédommage les femmes. Je ne suis ni homme, ni femme sous ce rapport là, je suis un enfant».[9] Sentiva il bisogno continuo d'impegnare le mani, gli occhi, le gambe per sentire «un échange de vitalité»[10] che cancellasse il vuoto e l' orrore delle cose umane. Era solita dire che non le era stata infusa la santità con la vita, ma aveva la poesia «par condition d'existence» e rifiutava tutto ciò che uccidesse crudelmente «le rêve du bon, du simple et du vrai», la sola cosa che la sosteneva contro «l'effroi du siècle». Per questo preferiva i giovani e idealizzava la realtà trasformandola in una sorta di oasi fittizia,  vietata ai cattivi e agli inattivi. «Un songe d'âge d'or, un mirage d'innocence champêtre artiste ou poétique»[11] I contemporanei la giudicavano «bizarre», il marito «idiote». In verità, anche lei era convinta di essere  «trop en dehors du convenu».

Nel ritratto che ne fa, Navarro non dovette discostarsi molto dai giudizi correnti. Così scrive di lei: «Aveva delle malinconie senza nome e delle tristezze incomprensibili. Era cupa, silenziosa, collerica. Spesso piangeva sola; e poi rideva, subito dopo, senza ragione apparente. Non faceva nulla come gli altri, si conduceva bizzarramente, perdeva il sonno e l'appetito. Ora canticchiava, la notte, nel più freddo inverno, non si sa che strambe canzoni, ai raggi di luna; ora correva pei campi il giorno, trafelata, sotto la sferza del sole, cogliendo fiori, inseguendo farfalle, chiamando con la voce e col fischio gli uccelli».[12]

La Sand aveva un rapporto privilegiato con gli uccelli, ereditato forse dal nonno materno, Antoine Delaborde, - «maitre paulmier et maitre oiselier, c'est-à-dire qu'il vendit des serins et de chardonnerets sur le Quai aux Oiseaux»[13] - e dalla madre che nel giardino di Nohant era sempre accompagnata da passeri, capinere, fringuelli e altri uccelli che lei aveva nutriti.

Era soggetta, come scrive Navarro, a cambi di umore improvvisi che la facevano cadere nel fondo della cupezza, dalla quale riusciva, però, ad attingere energie per riprendere a vivere.

C'è un tono leggero, distaccato nel bozzetto navarriano, di compatimento quasi per le bizzarrie della scrittrice per la sua «testa piena de' sogni vuoti di Byron e delle aspirazioni d'indipendenza, messe allora in voga dai seguaci di Saint Simon. Voleva rompere gli ultimi lacci delle convenienze umane, farsi uno sgabello dei pregiudizi e mostrarsi come la vendicatrice del sesso debole, agli occhi attoniti della gente».[14]

E attoniti dovevano essere anche gli occhi di Navarro a vederla fumare, indossare calzoni di «casimiro rosso», pianelle «chinesi» che si lasciava sfuggire e ripigliava senza posa, portare «il berretto di forma greca»[15] passare da un'avventura all'altra. E per di più la Sand sosteneva il diritto delle donne non solo a educarsi, ma a studiare la filosofia ed era convinta che la trasformazione della condizione femminile avrebbe comportato il cambiamento radicale della società, «car si la femme s'ennoblissait et se purifiait» [16] l'uomo sarebbe obbligato, per restare superiore a lei a nobilitarsi e purificarsi.

Quando però viene proposta la sua candidatura all'Assemblea Nazionale Costituente, la Sand rifiuta, convinta che i costumi non consentono alle donne di tenere lunghi discorsi davanti agli uomini e lasciare i bambini per litigare nei club. E per di più una donna sposata, che dipende dal marito, non presenta garanzie di autonomia politica.

Convinzione condivisa, per certi versi, da Navarro, quando sostiene che la donna dovrebbe essere aiutata a uscire dalla schiavitù «rassegnata ed obbediente» e assecondata «nella sua trasformazione di grazia e di purità». E poi: «La donna non basta a se stessa, ella deve amare e infantare... travagliare, pregare, morire accanto all'uomo... i nostri giorni volgono scolorati perché noi ci allontaniamo da lei, anziché elevarla, secondarla nella sua trasformazione di grazia e purità... noi la respingiamo, abbiamo paura dell'adulterio, ma è il nostro egoismo che lo costituisce, lo regola, lo universalizza, noi dell'oriente abbiamo preso il cattivo, ciò che di lei fa una schiava rassegnata ed obbediente. Prendiamone l'ideale, compatiamo, aiutiamo questa povera metà a rifare l'unità perduta... ».[17]

Navarro fa poco, però, per liberarla. Per lui, spesso la donna è un pezzo d’antiquariato che acquista valore dall’ambientazione, dall’apparato che egli dispiega davanti agli occhi del lettore, con un gusto ossessivo del dettaglio. Potrebbe, la preziosa suppellettile, confondersi con le altre, se non ci fossero a distinguerla dalle cose inerti, il languore, i pensieri capricciosi che  «se combattent et se brisent les unes contre les autres», la mente che segue «un fantôme qui n’a pas de forme, mais qui lui sourit».[18] E Navarro lo ammette: «Elle est la, en quelque sort, come un ornament, comme un surtout splendide et vivant, qui fait des gestes et qui parle…».[19] E poi: «Elle se produit pour être admirée, comme un spectacle, dans le spectacle de la nature».[20] E ancora: «Elle sera au coin de cette cheminée garnie de chinoiseries du bon temps de Louis XV… Et la statue de tout à l’heure s’animera comme par enchantement».[21]

Un pezzo d’arredamento, quindi, a rallegrare l’occhio e lo spirito, a suscitare desideri e passioni in chi l' ha educata per «brillare, di una luce effimera nei salotti».[22]

Esaltandone la bellezza fisica, lo sfarzo dei vestiti, la sensualità, le movenze da dea - raramente l’intelligenza - Navarro tende a cristallizzarla in un ruolo seduttivo.

Ecco cosa fa dire alla principesa Nulin: «Noi siamo quali voi ci volete, quali il falso indirizzo dell’educazione ideata da voi ci ha fatte. Oggidì non si educa la donna perché pensi, ma perché brilli e piaccia, perché sia un giocattolo grazioso e divertente, nei salotti. Nondimeno, tempo verrà forse in cui essa sarà ciò che deve essere: la stella misteriosa che rischiara i destini dell’uomo e gl’ispira i più elevati pensieri, le più nobili concezioni».[23]

Navarro vede la donna sempre in funzione dell'uomo e l’istinto che la guida verso di lui finalizzato all'«armonia… e necessità dell’essere».[24] Quando i ruoli si capovolgono e l'uomo rinuncia volontariamente ai suoi diritti e doveri, tollerando il giogo, anche la società, secondo lui, rischia lo stravolgimento. Così fa dire a un suo personaggio: «La colpa del moderno sfacelo non deve attribuirsi, in gran parte alla donna?… Perché essa domina, oggidì senza averne l’aria il mondo. I suoi vezzi hanno reso schiavo l’uomo che nondimeno, s’immagina di essere tuttavia il padrone».[25]

L’insensibilità e la leggerezza sono le caratteristiche di molte aristocratiche da lui descritte, tese solo prosciugare i patrimoni di chi capita loro sotto tiro. Sensibili al denaro, cambiano partner come si può cambiare vestito, senza porsi scrupoli di alcun genere e pronte a cancellare il passato con un colpo di spugna, per scrivere nuove storie d’amore.

«Le donne leggere mi fanno orrore e pietà, esse non hanno cuore»[26] confessa il barone Queralti, turbato dalle avances della signora Corselli, moglie di un suo amico. Ed è giudizio morale sul comportamento di certe donne, il cui cuore «è fatto a spicchi, come gli aranci; esse ne hanno un po’ per tutti, meno che per il marito, a cui spesso tocca solamente la buccia».

C'è da chiedersi se in questo giudizio rientri anche la Sand che lui definisce  «bizzarra ed eccentrica»  dalle fantasie «malaticce?». [27] E quell’indulgere al pietismo nei confronti della «povera donna» che in pubblico si dava «delle arie sataniche e fatali, ma poi quando era sola, chinava il capo, scoraggiata, e piangeva» fa nascere qualche sospetto sui pregiudizi di Navarro riguardo all'emancipazione femminile. Pur ammettendo «che si può essere donna e avere del genio», egli sostiene che «l’emancipazione del sesso debole non deve e non può varcare certi limiti». [28] E in questi termini conclude il ritratto della scrittrice, confermando la sua visione maschilista: «Aveva tutte le qualità per iniziare la riforma; eppure dopo avere lottato lungamente, gettò i calzoni alle ortiche e riprese la gonnella. Aveva tutte le più nebulose aspirazioni che mai abbiano tormentato una figlia d’Eva, ma infine dovette convincersi che una sola vera gioia ha il mondo: la famiglia». [29]

Eppure, dei ritratti femminili disegnati da Navarro, tra i più vivi, ci sono quelli della Sand e di Sarah Bernhardt, che escono fuori dai canoni entro i quali egli tendeva a cristallizzare le sue eroine.

Dell'attrice dice che «è una fra le riproduzioni meglio riescite del tipo femminile eterno... riunisce in sé, concentrati all'ennesima potenza, i difetti e le qualità della donna moderna, coltiva le aspirazioni più nobili e contenta i capricci più strani, ferisce con le grazie della persona e si difende con l'esperienza; prova tutte le irrequiete curiosità d'Eva e, per soddisfarle, ha mangiato parecchie volte il pomo». [30] Il sambucese appare perplesso di fronte alla  molteplicità d'interessi della Bernhardt «una sola gloria non le basta, e scolpisce, dipinge, scrive... sperpera la sua attività febbrile», ma è incantato dal fascino di questa «creatura delicata», non bella, della quale descrive con compiacimento il viso, gli occhi, i capelli, le labbra, i denti, il seno, le anche. Se di queste due donne, Navarro non condivise le pose, la volubilità, la foga del temperamento, l’irrequietezza capricciosa, dovette ammettere, a proposito della scrittrice francese che «la sua  parola si vestiva d’una luce calma che rischiarava nettamente le cose» [31]; e della Bernhardt che «la luce intellettiva» rischiarava e abbelliva la persona, «come la fiamma interna illumina, anche al di fuori, un globo di alabastro».

È la luce, quindi,  che fa la differenza: da un lato quella che irradia dal candore della pelle, dai vezzi, dall’abbigliamento, dalle lampade dei saloni, dall’altro quella che si libera dall’intelligenza, nonostante il clichè, sotto il quale il conformismo vorrebbe soffocarla.

«Lo stile della signora Sand è maschio» [32] scrive Navarro e il suo giudizio sulla produzione letteraria della scrittrice non si discosta da quello dei contemporanei.

«Chi è costui o costei?» si chiedeva perplesso Giulio Janin «Uomo o donna, angelo o demonio, paradosso o verità? Quale enigma è quest'uomo? Quale fenomeno è questa donna? Quale attraente obbietto delle nostre simpatie e dei nostri terrori gli è mai quest'essere dalle mille passioni diverse, questa donna o meglio quest'uomo e questa donna?». [33] La scrittrice lo aveva incontrato una sola volta e nei suoi confronti era stata generosa descrivendolo come un: «bon garçon sans affectation et sans étalage d'acune vanité, ayant le bon goût de ne pas montrer son esprit sans nécessité». [34]

Più duro e tranchant Beaudelaire: «La donna Sand è il Prudhomme dell’immoralità. Lei è sempre stata moralista. Solamente lei faceva un tempo della contro-morale. Così non è mai stata artista. Lei ha il famoso style coulant caro ai borghesi. È stupida, è pesante, è ciarliera. Ha, nelle idee morali, la stessa profondità di giudizio e la stessa delicatezza delicatezza nel sentire delle portinaie e delle mantenute. Non posso pensare a questa stupida creatura, senza un certo brivido d’orrore. Se la incontrassi, non potrei fare a meno di gettarle in testa un’acquasantiera».

Ed Henry James: «Per puro caso nacque donna». «La Sand», scrisse, «ha dello stile, ma tutto in modo dato, intuitivo... scrive storie facili» che hanno «qualcosa di falso e di stravagante»  e continua: «Tre delle antenate della nostra autrice erano donne leggere, donne in rotta con la società che sfidavano e dalla quale erano disapprovate. Ci si poteva aspettare che la nipote della contessa di Konigsmark e di M.lle Verrières, che la figlia della seconda Madame Dupin, proseguisse le imprese ancestrali. Da notare che dal lato femminile della famiglia, ciò che si chiama rispettabilità era un valore molto relativo».

Al giudizio critico sulla sua produzione letteraria si accompagna quasi sempre un giudizio morale che rende il fastidio che molti contemporanei dovettero provare nei confronti di una donna che si comportava come un uomo, che cercava in tutti i modi di scandalizzare con il suo abbigliamento, la sua condotta, i suoi amori. Una donna fuori dalle righe.

E Flaubert: «Il fallait la connaître comme je l'ai connue pour savoir tout ce qu'il y avait de féminin dans ce grand homme». [37]

E Balzac: la Sand «est un homme, d'autant plus un homme de qu'elle veut l'être!».

George Sand è figlia della sua storia personale e del suo tempo. La sua condotta può essere compresa solo se si mettono insieme le tessere del suo vissuto. Aurore Amantine Dupin era figlia di un nobile che vantava tra i suoi antenati il re di Polonia e il marechal De Saxe e di una popolana, figlia a sua volta di un allevatore di uccelli che a 14 anni aveva sofferto la fame. Un passato che pesò sulla sua educazione, sui suoi rapporti sociali e le fece toccare con mano l'assurdità di certi pregiudizi.

Con la sua vita volle dimostrare che la libertà dello spirito non può disgiungersi dalla libertà sessuale.

Era solita dire: «Le sang de roi se trouva mêlé dans mes veines au sang des pauvres et des petits et comme ce q'u'on appelle la fatalité, c'est le caractère de l'individu». [39]

Figlia di una donna del popolo disprezzata per la sua condizione sociale e per il suo passato, spese tutte le sue energie per combattere i pregiudizi dell'aristocrazia sostenendo che ciascuno di noi è figlio delle sue opere, ma è anche figlio di suo padre e di sua madre e dei suoi antenati «patres et matres»[40] e che ogni famiglia ha la propria nobiltà che consiste nelle opere, nel lavoro, nel coraggio, nella virtù.

 Non fece nulla per nascondere le sue origini. Si disse che alimentò i suoi romanzi con il suo vissuto. E viene da chiedersi se George Sand sarebbe stata quella che è stata se non avesse avuto la vita che ha avuto.



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 






















[1] George Sand, Oeuvres autobiographiques, Editions Gallimard, Dijon 1971, Vol. II, IV partie,                                             chapitre XIII, pag. 116.

[2] Ivi.

[3] Georges Sand, op.cit, Vol. II, V partie, Chapitre XII  pag. 421.

[4] Ivi, Vol. II V partie, Chapitre XI,  pag. 391

[5] Ivi

[6] Georges Sand, op.cit., Vol. II V partie, Chapitre XIII  pag. 437,

[7] E.Navarro della Miraglia, Macchiette parigine,  Edizioni della Regione siciliana, Palermo, 1974, pag.67.

[8] Georges Sand, op.cit., Vol. II, IV partie, Chapitre IX  pag. 40,

[9] Ivi pag. 41.

[10] Ivi.

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[11] Ivi.

[12] E.Navarro della Miraglia, op.cit., pag. 65.


[13] George Sand, op.cit. Vo lI, I partie, Chapitre I, pag. 16.

[14] Navarro, Macchiette parigine, op. cit. pag. 66

[15] Ivi, pag.67

[16] George Sand, , Oeuvres autobiographiques op.cit,  pag.989

[17] Emanuele Navarro della Miraglia, Questione siciliana (V), L’Indipendente, n°232, 16 ottobre1863

[18] Emanuele Navarro Della Miraglia, Ces messieurs et ces dames Arti Grafiche Edizioni

Ardore Marina (RC) 2004,  pag. 26


[19] Ivi, pag.40

[20] Ivi, pag 46

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[21] Ivi, pagg.48 e 48

[22] Emanuele Navarro della Miraglia, La vita color di rosa, Arti Grafiche Edizioni, Ardore  Marina (RC)  2004 pag.89

[23] Emanuele Navarro della Miraglia, Donnine, Arti Grafiche Edizioni, Ardore  Marina (RC)  2004, pag.141.

[24] Emanuele Navarro della Miraglia, Questione Siciliana (V) op. cit.

[25] Emanuele Navarro della Miraglia, Donnine,op. cit. pag.140.

[26] Emanuele Navarro della Miraglia, Donnine, op. cit. pag.86.

[27] Emanuele navarro, Macchiette parigine,, op. cit pag. 68.

[28] Ivi

[29] Ivi

[30] Ivi pag.125

[31] Ivi, pag. 67

[32] Ivi, pag.68.

[33] George Sand , anticonformista e protofemminista di Lino Venturini in www.siamodonne.it

[34] George Sand, Oeuvres autobiographiques, op. cit. II Vol., IV partie, chapitre XV, pag. 157

[35] Charles Beaudelaire, Journeaux intimes, XVI, www.inlibroveritas.net, pag 28 e 29

[36] Angelo Mainardi, Le colpe di George Sand  secondo Henry James, pubblicato nella rivista

online L'amour  fou www.angelomainardi.it

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[37] Cfr. Anne - Marie de Brem George Sand, un diable de femme, Découvertes Gallimard / Paris                                      Musées 1997, Pag.54

[38] Ivi

[39] George Sand, Oeuvres autobiographiques op.cit., Vol. I, I  partie, Chapitre, II,  pag. 23.

 

[40] Ivi, pag. 24.

 

 

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